Proposte volte a rigenerare le aree di edilizia residenziale pubblica della capitale

In un periodo storico come quello attuale, sempre più teso a ridurre gli impatti ambientali ed a massimizzare il benessere sociale, è fondamentale procedere attraverso il recupero e la valorizzazione dei quartieri periferici delle grandi metropoli, con la realizzazione di progetti concreti che pongano al centro la prossimità e l’accessibilità ai servizi e la qualità della vita per i cittadini. Emerge sempre più la necessità di una collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto sul fronte dell’Edilizia Residenziale Pubblica.

In quest’ottica di rinascimento cittadino, è certamente fondamentale porre le basi per una valorizzazione delle aree di edilizia popolare, spesso tra le più degradate. Tali quartieri, richiedono cospicui interventi di riqualificazione strutturale e presentano difficoltà sociali dovute agli scarsi servizi, assenza di spazi verdi e di centri di aggregazione e svago, in un contesto di forte marginalità. Allo stesso tempo si tratta di aree che spesso dispongono di ottimi collegamenti infrastrutturali con il resto della città e che confermano, quindi, un forte potenziale di sviluppo. Questi casi sono rappresentativi di molte delle realtà italiane e la metodologia è infatti applicabile ai più diversi contesti urbani del nostro Paese, tra cui anche quello romano.

Un innovativo Piano di Governo del Territorio di Roma Capitale, dovrebbe suggerire gli strumenti di intervento, consentendo in alcune zone, e in presenza di patrimoni abitativi di proprietà pubblica e aree urbane ben servite dal trasporto pubblico, di sviluppare attività di demolizione e ricostruzione con realizzazione di nuovi spazi e servizi. Secondo questa strategia di intervento , è possibile aumentare la superficie costruita, diminuendo allo stesso tempo la superficie coperta, più che decuplicando il verde fruibile e creando spazi per tutti i servizi indispensabili per la vita di quartiere: dai negozi di vicinato ai co-working, dai laboratori alle scuole, dai centri di assistenza agli impianti sportivi.

Un quartiere che deve diventare esteticamente attrattivo ed essere a misura d’uomo, autosufficiente e finalmente re-inserito in un più ampio contesto urbano e policentrico. Una tale idea, volta ad innovare le attuali degradate zone di alloggio residenziale pubblico, porta avanti fondamentalmente due strategie: la trasformazione dell’involucro esterno degli edifici e la sostituzione delle facciate con finestre attraverso moderne vetrate a tutt’altezza; la duplicazione della struttura verso l’esterno , crea una fascia intermedia tra interno dell’alloggio e spazio esterno di pertinenza, in grado di svolgere anche una funzione di regolazione ambientale (un buffer space che agisce in inverno come serra di accumulo termico e in estate come dispositivo di filtro dell’irraggiamento diretto).

L’estensione delle aree vetrate, la creazione di un balcone continuo perimetrale, l’ingrandimento dei soggiorni, sono operazioni che modificano la relazione tra interno
ed esterno dell’alloggio e che aumentano i livelli di complessità, soprattutto alla quota urbana, nel passaggio dal privato al pubblico, aprendo a zone intermedie, semipubbliche o semiprivate.

Nella proposta metodologica la Governance della partnership pubblico-privata è affidata alla Pubblica Amministrazione che ne definisce il percorso, individua su quali delle aree si può intervenire, predispone un piano di intervento, ottiene i titoli edilizi, bandisce le gare di interesse pubblico per selezionare i committenti privati che svilupperanno i progetti nell’ambito delle regole definite.

La proposta di rigenerazione con abbattimento e ricostruzione di numerose aree della Capitale, significa dar vita ad un vero “new green deal” volto a porsi come obiettivo la crescita sostenibile della città, in chiave economica, sociale ed ambientale.

In un periodo storico come quello attuale, sempre più teso a ridurre gli impatti ambientali ed a massimizzare il benessere sociale, è fondamentale procedere attraverso il recupero e la valorizzazione dei quartieri periferici delle grandi metropoli, con la realizzazione di progetti concreti che pongano al centro la prossimità e l’accessibilità ai servizi e la qualità della vita per i cittadini.

Emerge sempre più la necessità di una collaborazione tra pubblico e privato, soprattutto sul fronte dell’Edilizia Residenziale Pubblica.

In quest’ottica di rinascimento cittadino, è certamente fondamentale porre le basi per una valorizzazione delle aree di edilizia popolare, spesso tra le più degradate. Tali quartieri, richiedono cospicui interventi di riqualificazione strutturale e presentano difficoltà sociali dovute agli scarsi servizi, assenza di spazi verdi e di centri di aggregazione e svago, in un contesto di forte marginalità.

Allo stesso tempo si tratta di aree che spesso dispongono di ottimi collegamenti infrastrutturali con il resto della città e che confermano, quindi, un forte potenziale di sviluppo. Questi casi sono rappresentativi di molte delle realtà italiane e la metodologia è infatti applicabile ai più diversi contesti urbani del nostro Paese, tra cui anche quello romano.

Un innovativo Piano di Governo del Territorio di Roma Capitale, dovrebbe suggerire gli strumenti di intervento, consentendo in alcune zone, e in presenza di patrimoni abitativi di proprietà pubblica e aree urbane ben servite dal trasporto pubblico, di sviluppare attività di demolizione e ricostruzione con realizzazione di nuovi spazi e servizi.

Secondo questa strategia di intervento, è possibile aumentare la superficie costruita, diminuendo allo stesso tempo la superficie coperta, più che decuplicando il verde fruibile e creando spazi per tutti i servizi indispensabili per la vita di quartiere: dai negozi di vicinato ai co-working, dai laboratori alle scuole, dai centri di assistenza agli impianti sportivi. Un quartiere che deve diventare esteticamente attrattivo ed essere a misura d’uomo, autosufficiente e finalmente re-inserito in un più ampio contesto urbano e policentrico.

Una tale idea, volta ad innovare le attuali degradate zone di alloggio residenziale pubblico, porta avanti fondamentalmente due strategie: la trasformazione dell’involucro esterno degli edifici e la sostituzione delle facciate con finestre attraverso moderne vetrate a tutt’altezza; La duplicazione della struttura verso l’esterno, crea una fascia intermedia tra interno dell’alloggio e spazio esterno di pertinenza, in grado di svolgere anche una funzione di regolazione ambientale (un buffer space che agisce in inverno come serra di accumulo termico e in estate come dispositivo di filtro dell’irraggiamento diretto).

L’estensione delle aree vetrate, la creazione di un balcone continuo perimetrale, l’ingrandimento dei soggiorni, sono operazioni che modificano la relazione tra interno ed esterno dell’alloggio e che aumentano i livelli di complessità, soprattutto alla quota urbana, nel passaggio dal privato al pubblico, aprendo a zone intermedie, semipubbliche o semiprivate.

Nella proposta metodologica la Governance della partnership pubblico-privata è affidata alla Pubblica Amministrazione che ne definisce il percorso, individua su quali delle aree si può intervenire, predispone un piano di intervento, ottiene i titoli edilizi, bandisce le gare di interesse pubblico per selezionare i committenti privati che svilupperanno i progetti nell’ambito delle regole definite.

La proposta di rigenerazione con abbattimento e ricostruzione di numerose aree della Capitale, significa dar vita ad un vero “new green deal” volto a porsi come obiettivo la crescita sostenibile della città, in chiave economica, sociale ed ambientale.

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